Capo Horn, Capo di Buona Speranza, Golfo del Leone, Golfo di Biscaglia, Coste della Cornovaglia, Bocche di Bonifacio, Sumatra, Ebridi, Scilla e Cariddi o addirittura il Maelstrom…Nulla di tutto ciò. La mitologia dei mari a rischio sembra essere spazzata via dai numerii sui sinistri che si verificano in acque teoricamente tranquille e sicure.
Secondo l’Annual Overview of Marine Casualties and Incidents 2015 di Emsa, ovvero il rapporto annuale dell’European Maritime Safety Agency, nel quinquennio 2011-2014, il 42% degli incidenti che hanno visto coinvolte navi mercantili, traghetti, petroliere, bulk passeggeri, insomma la flotta mondiale, è avvenuto in acque ristrette e specie nelle acque portuali. E probabilmente se venissero presi in considerazione gli incidenti “da parcheggio”, la percentuale supererebbe abbondantemente la soglia del 50%. Resta inferiore a questo livello solo perché molti di questi sinistri marittimi si collocano sotto l’asticella della franchigia assicurativa, perché le banchine e i moli dei porti nell’impatto con lo scafo delle navi registrano danni contenuti, perché strutturalmente progettati per assorbirli.
Al 42% di incidenti in acque portuali si somma un ulteriore 27% di sinistri che ha per teatro le acque costiere sotto le 12 miglia, sovente negli spazi dove le navi in attesa di ormeggio danno fonda alle ancore e dove comunque si sviluppa la fase iniziale o quella finale delle manovre che la nave compie per entrare o uscire dal porto. Nel periodo preso in considerazione da Emsa, fra casualties e incidents, 3.831 hanno avuto per teatro acque interne ai porti, ai canali o agli estuari di fiumi, seguite da 2.440 in acque costiere.
Sembrerebbe un paradosso considerando che le navi prese in considerazione spendono in acque interne meno del 7% del loro tempo, ma non è così. Un paragone? Analizzando le statistiche dell’Automobil Club Italiano si evince che la stragrande maggioranza degli incidenti stradali si verifica in aree urbane. Per le navi queste aree urbane sono i porti.
Secondo il rapporto Emsa, l’errore umano capeggia la classifica dei fattori che maggiormente incidono sui sinistri marittimi con una percentuale superiore al 67% del totale.
February 22, 2016
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