Una zona di manovra del porto di Napoli nella quale è più facile sollevare la banchina con il bulbo prodiero della nave che non farlo; piccole sporgenze nelle banchine, frangiflutti che diventano pericolosi se il vento modifica la sua intensità o lo scafo incoccia correnti impreviste.
Dai rapporti e dalle statistiche che, grazie all’eccezionale collaborazione degli uomini della Direzione Generale per le Investigazioni ferroviarie e marittime, Terza Divisione del Comando nazionale delle Capitanerie di Porto, siamo stati in grado di visionare, emerge uno spaccato in cui quella che fuori dall’habitat portuale e marittimo appare essere un’eccezione clamorosa, all’interno di questo micro-cosmo è davvero ordinaria amministrazione.
In decine di tabelle i sinistri catalogati come “meno gravi” hanno la prevalenza, causati da eventi meteo marini, problemi di manovrabilità, non perfetto coordinamento fra nave e rimorchiatori, risposte tardive dei macchinari anche in navi modernissime.
Nei brogliacci 2016 le segnalazioni obbligatorie all’Emsa (e queste non comprendono gli urti senza gravi conseguenze) riguardano la “Byblos” nel porto di Santa Maria di Salina, la “Dp Legacy” che si è scontrata con una banchina del porto di Napoli il 17 gennaio scorso, la “Don Peppino”, incagliata a Procida o il mezzo veloce “Giovanni Bellini” a Rio Marina.
Nel 2015 protagoniste di urti alle banchine (nel caso specifico di porti stranieri) erano state la “Grande Europa” a Esbjerg, la “Grande Portogallo” a Gemlik, il traghetto “Jean de la Vallette” a Pozzallo, la “Sider Vulvano” a Porto Vesme il 12 giugno 2015, il traghetto “Driade” a Procida…..
February 23, 2016
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