Questo libro non si propone l’obiettivo di uno studio scientifico: probabilmente molti sinistri, molte collisioni e urti saranno dimenticati o sottovalutati. È una inchiesta giornalistica tesa a documentare ciò che accade al di là del muro, dove l’acqua incontra le pietre delle banchine, dove differenti tipi di professioni, di mestieri, di conoscenze si incrociano a determinare, spesso anche con decisioni immediate e capacità di reazione fuori dalla normalità, il miracolo quotidiano di porti che funzionano, di navi che entrano ed escono dalle acque al riparo delle dighe foranee e dei moli frangiflutto, di traffici che garantiscono il necessario ossigeno alle comunità di terra, alle industrie produttive, all’economia.
Nei nostri obiettivi, quello mio personale di giornalista nato e cresciuto all’ombra delle gru portuali o dei bighi dei vecchi mercantili, di Massimiliano Grasso che da anni vive professionalmente sulla linea del fronte della portualità, ma anche dei giovani che hanno collaborato al lavoro di ricerca, c’è un affresco, quasi un patchwork di immagini, di filmati, di dati e di statistiche.
Dovrebbe essere una sintesi, ma sarà probabilmente solo un invito a capire. A lanciare uno sguardo oltre la siepe, o meglio, oltre il muro. Un invito a fermarsi un momento a riflettere anche sulla difficoltà di comprendere quante persone mettano in discussione quotidianamente la loro esperienza, la loro storia, la loro professione, la loro vita.
Persone che sbagliano, persone che sottovalutano i rischi, persone che sudano, persone che non lavorano dietro una scrivania dove una matita che cade per terra significa tutt’al più una punta che si rompe… persone che nel vento carico di salsedine realizzano nella normalità cose eccezionali e che solo per questo meritano un enorme rispetto.
Sono i ragazzi che compongono quella squadra speciale, quel piccolo branco, che si chiama equipaggio; sono gli ufficiali che hanno studiato negli istituti nautici sognando mari lontani; sono gli uomini e le donne delle Capitanerie di porto e della Guardia costiera; sono gli ormeggiatori che ripescano dall’acqua i giganteschi cavi legati alla lifeline e aspettano che vadano in tensione; sono i marinai dei rimorchiatori che in tanti casi rischiano anche di essere schiacciati fra nave e banchina pur di evitare le collisioni; sono i piloti che si arrampicano sulle biscagline in mare aperto e guidano la nave verso l’accosto più sicuro. Sono i comandanti, re di un regno così fragile come è la nave e per legge titolari di una scomoda responsabilità globale; battellieri … tutti impegnati in quella catena che consente per poche ore a una nave proveniente dal mare aperto di respirare la fallace sicurezza dell’ormeggio a una banchina.
February 22, 2016
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